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Musica

I segreti dello “Schiaccianoci” di Tchaikovsky4 minuti di lettura

Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky. Uno dei balletti più famosi e apprezzati del repertorio classico, musicato dal compositore russo più noto al mondo. Colui che ha ispirato innumerevoli artisti, tra cui Igor Stravinsky, giusto per citarne uno. Chi legge avrà certamente presente qualche pezzo dello Schiaccianoci, o ne avrà perlomeno sentito parlare. Pur essendo così diffuso, possiamo davvero dire di conoscerne tutta la storia?

In occasione dell’anniversario della nascita di Tchaikovsky, proviamo a scoprirlo. Qui di seguito, vi proponiamo una riflessione sulla grandezza di quest’opera e del suo autore.

Il dilemma dell’arte

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Dicembre 2012, “Lo Schiaccianoci” al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo

In ogni sua forma, l’arte pone l’osservatore di fronte a un dilemma. Considerare il prodotto finale, sia esso un quadro, una scultura, o un brano musicale e accettarlo in quanto tale. Goderne così come ci è dato esperirlo. Oppure contestualizzarlo. Considerare, quindi, il legame che esiste tra l’opera d’arte che stiamo osservando e l’artista che le ha dato vita. Oggi, per celebrare il ricordo di Tchaikovsky, percorreremo la seconda strada.

Dietro al capolavoro

Composto tra il 1891 e il 1892, Lo Schiaccianoci è il terzo e ultimo balletto di Tchaikovsky, preceduto da La bella addormentata (1888-89) e Il lago dei cigni (1875-76). Dietro le melodie incantevoli dai toni fatati che complimentano perfettamente la trama del racconto, la storia dello Schiaccianoci nasconde segreti inaspettati e deliziose curiosità.

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Ritratto di Tchaikovsky © Brettmann Archive

Non tutti sanno, ad esempio, che Tchaikovsky ne rimase sostanzialmente deluso. Come spesso accade ai grandi artisti, e guarda caso proprio per le loro opere più significative. Tchaikovsky considerava Lo Schiaccianoci inferiore ai due balletti precedenti. Non apprezzò neanche l’adattamento che era stato incaricato di musicare, basato sulla versione “edulcorata” di Alexandre Dumas del racconto originale di E. T. A. Hoffmann.

Il lavoro procedeva a rilento e con spiacevoli conseguenze sulla salute mentale dell’artista, come documentato dalla sua prolifica corrispondenza epistolare. La tragica e prematura scomparsa dell’amata sorella Aleksandra fu il colpo di grazia: la prima dello Schiaccianoci fu rimandata alla stagione successiva. Col passare dei mesi, Tchaikovsky riuscì a ritrovare la serenità, e diede così vita al balletto che ancora oggi, più di un secolo dopo, amiamo e celebriamo.

Una personalità complessa

Quella di Tchaikovsky fu una personalità senza dubbio complessa, contradditoria. Nonostante le sofferenze – ricordiamo la spinosa questione della sua omosessualità, causa di non pochi disagi – sembra che egli riuscisse sempre a mantenere un certo equilibrio. Alternava esplosioni di creatività a momenti di estremo sconforto e “immobilità artistica”.

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“Valzer dei fiocchi di neve”, Teatro Mariinsky, 2012

Proprio a proposito del suo carattere, una parte della critica sostiene, addirittura, che il suo dolore fosse parzialmente auto-imposto. La conseguenza di un atteggiamento eccessivamente melodrammatico nei confronti della vita. Non ci è dato saperlo con certezza, tuttavia, a giudicare dalla potenza drammatica dei suoi pezzi migliori, non sembra poi un’ipotesi poi così azzardata.

Il genio nella semplicità

Concludiamo con una curiosità. Avete presente il pas de deux finale, in cui Clara diventata Fata Confetto balla con lo Schiaccianoci ritornato Principe? Una melodia sublime in Andante maestoso, in perfetto stile romantico.

Secondo alcune testimonianze, dietro questo pezzo si nasconderebbe una scommessa. Sì, a quanto pare un amico di Tchaikovsky lo avrebbe sfidato a inserire nella partitura una semplice scala in successione, senza sfociare nel didascalico o rinunciare alla grandiosità. Che dire, missione compiuta.

Laureato in Filologia moderna e vincitore del Premio Overthinker 2021. Cambia identità troppo spesso per pretendere di fissarla in una biografia. Nel tempo libero scrive di cinema su Art Shapes.