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TAKE CARE! Il design che si prende cura5 minuti di lettura

Sarebbe prevedibile e probabilmente inutile stilare una lista dei luoghi da visitare per il Fuori Salone, perchè tutto quello che c’era da sapere e diffondere su instagram lo avete già googlato lunedì pomeriggio. Ieri sera però, ha inaugurato in zona Isola la collettiva di giovani designer TAKE CARE! e questo sì, vale la pena raccontarvelo.

La mostra

La mostra, allestita nello spazio di Stecca3 e curata da Francesco Pace di studio Tellurico, si distingue tra diversi eventi e progetti dedicati alla sostenibilità. Ogni prodotto presentato nasce dal concetto di cura, intesa come raggiungimento di un benessere personale, sociale o ambientale.

Un obiettivo che il mondo del design si pone da tempo, ma che difficilmente centra, soprattutto per ciò che riguarda il prodotto, dal momento che il benessere è ancora troppo spesso inteso come pura esibizione della propria condizione economica privilegiata.  

Quella del benessere individuale e collettivo è una questione profondamente contemporanea, resa ancora più urgente dalla pandemia, che viene affrontata da designer emergenti in modalità totalmente differenti ma ugualmente interessanti e innovative. L’allestimento rimanda esplicitamente al tema ecologico, una piccola foresta con stagni e canneti è infatti l’ambientazione che accoglie le quattro categorie di progetti. TAKE CARE! | Of your body presenta progetti volti a migliorare il rapporto con il proprio corpo o direttamente il corpo stesso, TAKE CARE! | Of your mind è dedicato al benessere dell’anima e della mente, mentre TAKE CARE! | Of your environment si focalizza sulle problematiche del cambiamento climatico, della relazione tra uomo e tecnologie, cercando di offrire delle soluzioni a lungo termine. Infine TAKE CARE! | Of your plants approfondisce il ruolo e le possibilità offerte da alcune piante o ecosistemi specifici. Durante la settimana sono previsti talk e incontri con i creativi coinvolti.

I designer

Ma parliamo della materia prima, di ciò che dovrebbe attirare l’attenzione di tutta la Design week: i designer e le loro idee.
Michela Panizza propone un prodotto che è prima di tutto un forte messaggio in favore del riciclo di materiale inquinante. Prima tra tutti la plastica e in particolare quella usata per produrre un oggetto purtroppo a noi ben conosciuto: le mascherine, realizzate per il 95% in polipropilene.

PESO, Courtesy Michela Panizza

PESO, questo il titolo del progetto che mira a renderci maggiormente consapevoli di ciò che influisce negativamente sul benessere del pianeta. I suoi pesi da palestra, realizzati interamente con mascherine chirurgiche colate, sono un invito ad alleggerire l’ambiente da ciò che lo danneggia, “per riportare la Terra a volare libera come una mongolfiera piena d’aria senza tutto questo peso indesiderato”. E nell’aria la designer sospende un sacco da box riempito di mascherine, con cui ci ricorda la bellezza di dare nuova vita e nuove forme a ciò che consumiamo.
Il progetto Plastic Culture di Marco Cagnoni oltre che all’interno della collettiva, è attualmente esposto presso la mostra itinerante organizzata dal Vitra Design Museum ed esplora la possibilità di produrre un nuovo materiale bioplastico. Simile al caucciù, questo materiale è originato da vegetali che crescono localmente in vertical farms. Il fine è quello di ottenere un’alternativa alle plastiche fossili e alle bioplastiche tradizionali.

Plastic Culture, Courtesy Marco Cagnoni

Con Epione | Redefining intimacy, Diana Pang affronta un tema delicato come quello dell’elaborazione del trauma nella sessualità. Parte da un dato: il 94% dei sopravvissuti ad abusi sessuali mostrano sintomi di stress post-traumatico, flashback e dissociazione. Epione nasce come un toolkit progettato per creare uno spazio sicuro e di supporto per l’intimità. Il toolkit comprende un gioco di carte e un dispositivo interattivo – meditativo.
Il dispositivo aiuta a normalizzare gli effetti del trauma, guidando le coppie attraverso esercizi di respirazione sincronizzati, quando sperimentano sintomi di stress post-trauma. Prende la forma di un anello e incoraggia le coppie a connettersi tra loro. La morbida sensazione organica del materiale memory foam aiuta a creare un’esperienza confortevole. Il gioco di carte, parte integrante dell’esperienza, genera uno spazio sicuro per le coppie, creando un’ intimità emotiva attraverso suggerimenti mirati a migliorare la comunicazione e la comprensione. Copre argomenti riguardanti la vita personale, le relazioni e i sentimenti, incoraggiando le coppie a condividere e ascoltarsi l’un l’altro.

Epione | Redefining intimacy, Courtesy Diana Pang

Jennifer Keusgen invece orienta il suo progetto partendo da una domanda: “quali conseguenze avrebbe per l’uomo, per la percezione di sé e dell’ambiente, se noi come società ci allontanassimo sempre di più dalla presenza fisica degli oggetti e passassimo sempre più tempo nei mondi digitali?”. Le tute create da Keusgen, come una seconda pelle indossata direttamente sul corpo, agiscono sul benessere di chi le indossa attraverso le sue qualità tattili e ci fanno sentire presenti, nell’attimo che viviamo. Tactile Matters pone la questione di quale aspetto potrebbe avere l’abbigliamento se fin dalla fase di disegno e progettazione si tenesse conto degli stimoli tattili provenienti da alcuni materiali, tessuti e texture.

E questi sono solo alcune delle soluzioni proposte per un design che vuole prendersi cura dell’essere umano e del mondo che abita, in modo sensibile e rispettoso.

Potete scoprire tutto visitando:

TAKE CARE! | of your body, of your mind, of the environment
Stecca 3, Fino al 23 aprile 2023.

Laureata magistrale in Storia dell'Arte, crede fortemente nella cultura come motore del quotidiano. Ama il cinema fin dai suoi albori, la musica in ogni sua forma, la fotografia, la conoscenza. Scrive soprattutto di Arte, quella cosa capace di parlare dell'essere umano nella sua complessità.