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Cinema

Il primo giorno della mia vita, ovvero come imparare a ricominciare2 minuti di lettura

Paolo Genovese è tornato. Dopo un anno di pausa da un 2021 ricco di lavoro (la regia di Supereroi, una sceneggiatura per Costella, la produzione della serie tv Tutta colpa di Freud e lo spot con il povero “Renatino”) il regista romano ritorna sui grandi schermi con la sua quattordicesima opera (contando anche quelle firmate con Luca Miniero), Il primo giorno della mia vita.

Il film è prodotto dalla Lotus Production in associazione con Medusa Film e sarà nelle sale italiane, solo al cinema, il 26 gennaio.

L’uomo misterioso (Toni Servillo) e Daniele (Gabriele Cristini)

Una Roma piovosa, fredda e notturna fa da sfondo alle vicende di quattro persone lacerate da drammi interiori. Tutte sull’orlo di una crisi di vita, decise a mettere la parola fine al proprio dolore. Ma quando stanno per compiere il gesto definitivo vengono salvate da un uomo sconosciuto che gli propone un patto: una settimana di tempo per osservare il mondo senza la loro presenza, un’occasione per ridare fiducia alle proprie esistenze. Sarà meglio o peggio?

Per la terza volta Genovese adatta un suo romanzo al grande schermo (come per Tutta colpa di Freud e Supereroi) imbastendo un buon cast. Toni Servillo è l’uomo misterioso, mentre Valerio Mastandrea (Napoleone), Margherita Buy (Arianna), il giovanissimo Gabriele Cristini (Daniele) e Sara Serraiocco (Emilia) sono i “provinanti”.

Emilia (Sara Serraiocco) e Napoleone (Valerio Mastandrea)

Toni Servillo fa il Toni Servillo: la sua presenza è una garanzia, i suoi sguardi fermi e penetranti bucano lo schermo come sempre. Da segnalare l’ottima prova di Margherita Buy, interprete di una poliziotta incapace di vivere dopo un grave lutto familiare. Qualche buco di sceneggiatura c’è, incentrato soprattutto sulla figura di Emilia, e a volte i personaggi si muovono freddamente, senza troppa partecipazione emotiva al racconto.

A grandi linee, però, il film funziona abbastanza bene, con un Genovese che sa toccare le corde delle emozioni dei personaggi e del pubblico.

Girato in piena pandemia, il regista ha dichiarato che una storia del genere poteva essere raccontata soltanto in quel momento preciso. Un film sulla voglia di ricominciare, di ripartire.