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Cinema

Film del 2023: i migliori secondo la redazione8 minuti di lettura

Il 2024 è appena cominciato, e mentre vengono annunciate le nuove uscite per l’anno in corso, noi ci guardiamo alle spalle alla stagione cinematografica del 2023, che ha regalato parecchie soddisfazioni, che magari vedremo premiate ai prossimi Oscar! Scopriamo quali sono stati i film preferiti dalla redazione!

Oppenheimer

Attesissimo da tutti i fautori di Christopher Nolan, Oppenheimer è diventato un fenomeno culturale, denominato “Barbenheimer” per la simultanea distribuzione nelle sale con Barbie, ancora prima di essere visto. Un film epocale, totale, necessario. Cinema per chi ama il cinema. Un girato in 70 mm che consente di percepire molecolarmente il mondo, di cogliere il pulviscolo nell’aria; un sonoro perfetto e disturbante; un tempo scandito, come ci ha abituati Nolan, da dialoghi, sguardi, filtri, cromatismi, interruzioni e accelerazioni improvvise, fino all’esplosione finale, alla perdita del colore. Un film complesso che richiede complessità intellettuale, cioè una sensibilità emotiva che vada di pari passo con quella visiva, per accogliere l’esperienza cinematografica che il regista ci regala, ancora.

In questo percorso di tre lunghe ore che ti consumano e poi ti riempiono, nel quale Prometeo diventa il distruttore di mondi, sono tante le scene e le parole che stimolano ulteriori riflessioni, che girano nella testa quando le luci in sala si riaccendono. Dall’ultimo incontro con Einstein, alla scena in cui Truman offre il fazzoletto ad Oppenheimer perché si ripulisca quelle mani che sentiva “coperte di sangue”, fino a quella in cui si celebra la prima decisiva vittoria. In quell’istante non ci viene mostrato il singolo individuo-carnefice-martire e l’orrore che ne seguirà non viene documentato con intento didascalico: c’è la gioia, l’esaltazione per una conquista che è, nei fatti, morte.

Ma il suono della folla che esulta ci arriva a tutto volume in ritardo, come l’esplosione atomica, come la fine. È il terribile della natura umana che si scontra con la presa di coscienza, con il pensiero delle conseguenze per aver scelto la guerra, la distruzione, l’oscurità. E allo scorrere dei titoli di coda, ognuno con i suoi interrogativi, quello che ci rimane non è niente di diverso da un mondo che sembra voler seguire, ancora una volta, l’oscurità.

Rachele Bettinelli

Love again

Mira (Chopra Priyanka) è un’illustratrice di libri per bambini che non crede più nell’amore. La vita l’ha infatti messa a dura prova togliendole prematuramente John, l’amore della sua vita. A distanza di due anni dalla sua scomparsa, Mira non è ancora riuscita ad andare avanti. Le cose cambiano quando un giorno inizia a inviare messaggi al numero di John per cercare di sopperire al senso si vuoto che lui ha lasciato, dando libero sfogo ai suoi sentimenti e alle sue emozioni.

Mira non può immaginare che quel numero ora appartenga a Rob (Sam Heughan), un critico musicale del New York Chronicle disilluso sull’amore da quando la sua ragazza lo ha lasciato prima del matrimonio. A fare da mentore-cupido allo scettico Rob, la carismatica Céline Dion al suo debutto sul grande schermo, nei panni di se stessa; un personaggio che non lascia indifferenti: simpatica, espressiva e genuina, la sua voce sensazionale fa da colonna sonora del film.

Una rom-com che, nonostante i pareri non troppo favorevoli della critica, è stata invece apprezzata da molti fan del genere e della cantante; una storia per inguaribili romantici che credono nel destino e nei piani che l’amore ha in serbo per ognuno di noi. Una commedia sentimentale, dunque, animata da tocchi di comicità, che invita ad affidarci con speranza all’universo e ai suoi misteriosi disegni.

Fun fact: nel film anche un divertente cameo di Nick Jonas, marito di Chopra Priyanka nella vita reale, che interpreta un ragazzo conosciuto da Mira su un’app di incontri.

Marta Immorlano

The Whale

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Circa un anno fa, nelle sale italiane arrivava The Whale: l’ultima opera di Darren Aranofsky di cui i ritratti, i corpi, la deformazione e l’eccesso sono la cifra stilistica, sancendo il grande ritorno di Brendan Fraser.

Charlie è obeso. È questo il fulcro della storia. Charlie è obeso e sta per morire, finalmente. Insofferente egli stesso per la forma in cui versa, per la sorte che si è scelto, per il disgusto che prova per sé stesso, Charlie sta per morire e nel tempo che gli rimane ha bisogno di sapere che “almeno una cosa buona nella mia vita l’ho fatta”.

L’ex moglie alcolizzata lo ha tagliato fuori dalla sua vita e da quella di Ellie, la loro figlia di 8 anni, nel momento in cui Charlie si è innamorato di Alan un nuovo studente del suo corso di scrittura online. Ora Ellie è arrabbiata, è delusa, è cattiva nei confronti di quest’uomo che ha preferito un estraneo a lei, che l’ha abbandonata e che poteva “mandare dei soldi in più”. Così Charlie le promette l’eredità se solo lei decidesse di passare del tempo insieme, ovviamente Ellie accetta e, a mio parere, lo fa solo per i 120.000 dollari. Ellie, nella sua violenza verbale e ossessiva rabbia che scarica contro chiunque nel film, è il motore di tutta l’azione, il simbolo del rimorso di Charlie.

In punto di morte il suo pensiero vola verso quell’ultima volta nell’oceano, quando con i piedi a mollo rifletteva su cosa fare e su come proseguire, con sua figlia ancora piccola sulla spiaggia. La presenza di Alan viene ricordata e richiamata per tutto il tempo del film da chiunque tranne che da Charlie, il suo ricordo è un peso di 220 kg che aleggia sulla sua testa, ma che vorrebbe lasciarsi indietro. Per questo le fotografie sono nascoste e la stanza da letto chiusa a chiave.

Maura Vindigni

C’è ancora domani

Paola Cortellesi ha dominato le sale italiane a partire dal 26 ottobre, quando il suo C’è ancora domani ha conquistato il pubblico e sbancato i botteghini (33 285 214 € al 1° gennaio 2024). Un film dall’impatto fortissimo, pur nella sua semplicità.

Nella Roma del primissimo dopoguerra Delia è una donna modesta, che si barcamena tra diversi lavori per guadagnare quel tanto che basta per mantenere la sua famiglia, composta dalla figlia adolescente Marcella, i due pestiferi figli maschi e il marito Ivano, scansafatiche e violento. Come se non bastasse in casa staziona anche Ottorino, il padre infermo di Ivano.

Delia vive la sua quotidianità con rassegnazione, finché non riceve una misteriosa lettera, che le fa aprire gli occhi sulla sua condizione. A rafforzare questa condizione anche il fidanzamento di Marcella con Giulio, ragazzo di buona famiglia e apparentemente innamorato e premuroso. Per il bene della figlia Delia capisce che la sua vita va cambiata, che c’è ancora tempo per fare la differenza e non lasciarsi soggiogare dalle botte e dalle umiliazioni.

C’è ancora domani si inserisce in un periodo nero per quanto riguarda i diritti delle donne, con una preoccupante impennata di femminicidi. La storia di Delia e Ivano, seppur ambientata negli anni Quaranta è violentemente attuale, regalandoci però un barlume di commovente speranza e rivalsa per le donne. Il film sta facendo parlare di sé per gli incassi record, che lo hanno portato a superare, per le sale italiane, colossi come Barbie di Greta Gerwig. Il motivo, arrivati alla fine della pellicola, si spiega da sé.

Beatrice Curti

Il sol dell’avvenire

Amato, odiato, discusso, rinnegato e osannato all’inverosimile. Nanni Moretti è stato, ed è, uno dei registi italiani più chiacchierati degli ultimi 40 anni. Lui non si è mai scomposto, portando avanti una sua idea di cinema che ha avuto, come normale sia, alti e bassi, ispirazione alta e momenti di stanca.

Dopo decenni di scelte cinematografiche e non (chi non ricorda i girotondi di epoca berlusconiana?) divisive e criticate, ecco Il sol dell’avvenire del 2023. Un film (auto)celebrativo, summa di tutto il suo pensiero. Nanni Moretti non guarda gli altri dall’alto in basso, non rivendica una certa superiorità morale stile “Io so’ io e voi nun siete un…” (come disse il suo “antico nemico” Alberto Sordi), ma tira le somme del suo cinema, quello che un po’ ci manca tra piattaforme, algoritmi e violenza filmica insensata.

Nostalgia, dunque? Può darsi, ma in tempi di vintage e richiami alla nostalgia (perché il presente, sotto sotto, non ci piace nda) Nanni Moretti ci ricorda che la risposta è il cinema e l’amore per esso. Quello vero. E che il sol dell’avvenire, se ci crediamo, è proprio davanti a noi.

Luigi Maffei

Gli articoli firmati dalla redazione di Art Shapes. Pezzi collettivi o firmati a più mani dai nostri autori.