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Eugène Delacroix e l’immagine della violenza. Il massacro di Scio3 minuti di lettura

La rappresentazione eroica del conflitto, o di una battaglia, è sempre stato uno degli elementi principali dell’arte pittorica. Non è infatti raro trovare dipinti che mettessero al centro della tela avvenimento fondamentale del conflitto rappresentato oppure l’eroe di una determinata battaglia. Tant’è che spesso, nell’immaginario comune, alcuni avvenimenti storici di rilievo sono associati ad un’opera d’arte precisa. Eugène Delacroix, anche se in alcuni casi si adegua a questa tradizione, decide in questo caso di proporre qualcosa di differente. Nella sua opera intitolata Il massacro di Scio il pittore francese decide infatti di staccarsi dagli elementi classici di questo genere di pittura. Il massacro di Scio, come vedremo, viene dipinto come forma di protesta e disgusto contro le barbarie turche nei confronti della popolazione greca. Quest’opera rimane tutt’oggi molto particolare per una serie di motivi.

Un’opera criticata

L’opera è di fatto una rappresentazione pittorica di un evento realmente accaduto, ossia il massacro della popolazione greca di Chio da parte dell’esercito turco avvenuto nel 1822. Ovviamente, le oltre ventimila vittime destarono scandalo e tristezza anche negli ambienti intellettuali di tutta Europa. Tra le persone che più di tutte rimasero impressionate ci fu appunto il pittore francese Eugène Delacroix che in “risposta” all’evento dipinge Il massacro di Scio.

Il massacro di Scio  Delacroix
Il massacro di Scio (1824), Eugène Delacroix. Louvre, Parigi.

Questo quadro è particolare sotto molti punti di vista e difatti non viene accolto nel migliore dei modi quando viene presentato nel 1824. Le critiche sono quasi impietose, non tanto per quanto riguarda il significato e la scena rappresentata ma per la tecnica e la struttura della rappresentazione. La maniera con cui l’opera è dipinta è infatti definita come rozza e poco curata da una grossa parte della critica. Alcuni celebri pittori del tempo, come Ingres, definiscono l’opera come l’esempio perfetto della volgarizzazione e decadenza dell’arte del tempo. Nonostante tutte queste critiche il quadro viene comunque acquistato dal governo francese e rimane tutt’oggi esposto al museo del Louvre.

Una rappresentazione differente

Come già accennato, Il massacro di Scio è un dipinto inusuale per il genere che rappresenta. La composizione mostra chiaramente gli oppressori e gli oppressi stabilendo fin da subito chi siano i turchi e chi siano i greci. La principale innovazione viene rappresentata dalla completa mancanza, non solo di un classico punto centrale, ma anche dell’eroe. Questa figura solitamente si erge al centro della rappresentazione, e lo stesso Delacroix ce ne dà l’esempio perfetto con la Libertà che guida il popolo, elevandosi e controbilanciando lo stato pietoso delle vittime che in un certo senso trovano la speranza in questa figura. 

Ma qui l’eroe non c’è, questa è una brutale rappresentazione di uno sterminio insensato. La scena fa trasparire tutta la sofferenza che un evento del genere può provocare. L’unica figura dotata di movimento e vitalità è il cavaliere turco a cavallo, il resto dei personaggi è morto o sofferente. Non c’è speranza per i greci rappresentati, nessuna via di fuga verso una possibile salvezza. Proprio per questi motivi alcuni credevano che Delacroix stesse invece simpatizzando con i turchi invece che con il popolo greco.

Mi chiamo Marco Celi, laureato in Scienze filosofiche presso l’Università degli studi di Milano ho da sempre avuto un forte interesse per l’arte e i musei in tutte le loro forme.