Art Shapes
Tre ciotole Michela Murgia
Arte

Attraversare il dolore con “Tre ciotole” di Michela Murgia2 minuti di lettura

Un mese e una manciata di giorni fa, Michela Murgia ci ha lasciati. Ma prima di farlo, ci ha lasciato anche un’ultima eredità. Non solo la sua determinazione, i contributi del suo attivismo o le sue idee. Queste sono più o meno condivisibili. La sua ultima eredità, un’eredità cartacea, si chiama Tre ciotole. Le pagine di questa raccolta di racconti parlano di dolore, di umanità e di fragilità che accomunano ognuno di noi, persino la persona più lontana dal modo di pensare di Murgia. Ecco perché il suo ultimo libro andrebbe letto da chiunque: perché è un manuale di sopravvivenza dal dolore, e il dolore è universale.

Questo non significa che Tre ciotole fornisca delle soluzioni per combattere e superare la sofferenza, almeno non se per soluzioni si intende una qualche indicazione pratica per accettare la fine di una vita o di un amore. Significa piuttosto che, leggendolo, accade un po’ quello che – con le debite distanze – Aristotele chiamava catarsi dell’opera tragica. Un’immedesimazione intensa, straziante, che genera un sentimento di comunanza tale da alleviare almeno in parte quel senso di solitudine che si prova quando si è convinti di essere soli al mondo, intrappolati in un dolore che è solo nostro.

I racconti in medias res che compongono Tre Ciotole parlano di malattia, di solitudine, di lutto anche quello d’amore –, di maternità e di tanto altro. La particolarità, però, risiede nel fatto che ciascuno di questi temi è analizzato da punti di vista diversi, inusitati; punti di vista spesso silenziati, perché comunemente considerati scabrosi o insussistenti in un mondo che non contempla altra strada se non quella socialmente accettata. Quel mondo che non ammette che una donna non voglia bambini, e che anzi addirittura li odi; un mondo che ha già stabilito i ruoli fissi della vittima e del colpevole, e che non concede a quest’ultimo la possibilità di provare dolore.

Così Murgia fornisce un’analisi disarmante della fenomenologia della sofferenza, una descrizione così accurata e sottile che ogni lettore, ciascuno con il proprio dolore, può riconoscervi un po’ di sé e automaticamente spartirlo con i protagonisti d’inchiostro.

Non è un caso che il frontespizio riporti il sottotitolo Rituali per un anno di crisi: le storie narrate in Tre ciotole lo sono davvero, perché forniscono tutte le risposte, anche quelle per cui non sapevamo di avere domande.   

Sono laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano. Collaboro con alcune testate giornalistiche online e cartacee, dove scrivo soprattutto di diritti, salute mentale e valorizzazione di cultura e istruzione, che ritengo fondamenta essenziali per la costituzione di una società salda e dotata di capacità critica.